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L' ondaUna mattina mi sveglio con questo pensiero...fotografare l'onda. La immagino, grande, libera, briosa correre verso la scogliera per infrangersi in uno scoppio tanto fragoroso quanto effimero. Esco... fuori dalla stanza, dalla casa, corro verso spazi aperti, sento su di me il colore del cielo senza voltarmi, così... subito. Immagini poco credibili sgorgano dalla mia fantasia. Un volto di vecchio pescatore che cuce le reti sul molo, l'odore rancido delle reti poggiate a spirale sul ciglio della banchina. Io cerco l'onda. Salgo sulla scogliera mi arrampico su scogli di lava tondi come bolle di crema pietrificata. Mi pervade uno strano desiderio, un richiamo. Finalmente da lassù la vedo avvicinarsi, idea che prende forma, fresca e giovane, gonfia e potente, corre verso la sua meta ignara. Lunga, enorme, spinta da soffi e soffi di venti lontani, tumulo d'acqua verdastra che sotto il sole brilla e traspare. E' quella l'onda giusta, figlia delle mattine terse, delle maestralate di un settembre lontano. Io la attendo, appollaiato sugli scogli umidi della punta nord. La mia penna la descrive, il mio obiettivo la scruta l'onda. E' lei. Scende sotto l'orizzonte confuso, scorre con irrefrenabile potenza, si piega, s'inchina, rigira, irrompe nel cerchio dell'acqua tranquilla, si spacca con turbine di fragore e schiuma per finire in in un pianto di mille rivoli che ricadono nel mare dell'indifferenza. Giorgio Mercalli
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